IL MITO DI INANNA

InannaInanna la potente. Inanna la trasgressiva. Inanna la bella. Inanna la saggia.
Inanna, la Grande Madre.

Dea sumera generata da An (dio del cielo), sorella di Utu (dio del sole) e Ereshkigal (dea degli inferi), Inanna è la più antica figura mitica della cultura mediterranea nella quale si incarnano i principi dell’archetipo femminile.
In lei e nel suo mito si rintracciano infatti “il principio di fecondità e di trasformazione ciclica, il pensiero ricettivo, l’energia erotica, il potenziale trasgressivo, l’inclinazione agli eccessi e tutta l’Ombra che queste qualità portano con sé: la tendenza disgregante e caotica al disordine mentale e affettivo, la vena crudele e l’inclinazione fusionale” (Marina Valcarenghi).

Episodio fondante della sua epopea è senz’altro la discesa agli inferi, decisa per raggiungere la sorella Ereshkigal, afflitta dalla morte del suo compagno.
La pietà fa muovere la potente Inanna verso il mondo sotterraneo da cui non si fa ritorno e accettarne le regole. Passo dopo passo, nel suo viaggio si spoglia degli abiti regali e degli ornamenti, per arrivare nuda, docile e consapevole di fronte alla sorella regina dell’oltretomba.
A quel punto, poiché sa che è necessario e che così è in quel mondo, Inanna si lascia uccidere.
Viene fatta a pezzi e la sua carne appesa a un piolo e lasciata marcire. Resterà così per tre giorni.
Finché due minuscole creature di terra, inviate dal mondo dei vivi in suo soccorso, riescono a raggiungerla e a farsi consegnare da Ereshkigal piangente, ciò che resta della sorella.
Con il cibo e l’acqua della vita, la dea Inanna rinasce e risale al mondo della luce.
Raggiunta la sua città Uruk, scopre però che il suo sposo Dumuzi, il pastore elevato a rango di dio-re, ha preso il potere, ripudiandola e dimenticandola.
La collera di Inanna è inarrestabile. La Dea riprende il suo potere e Dumuzi è condannato a trascorrere per sempre un periodo dell’anno nel mondo dei morti.

Il ciclo degli eterni ritorni caratterizza la vita ed è ben rappresentato dal mito di Inanna, che esalta l’importanza di scendere periodicamente all’inferno, nell’oscurità, in un processo di disgregazione e rigenerazione successiva, sia fisica che spirituale. Un viaggio individuale necessario. “Accettare di non esserci più per esserci ancora” (Valcarenghi, cit)
Inoltre, Inanna incarna l’armonia fra potere e compassione; è simbolo di trasformazione necessaria, radicale e naturale come nelle stagioni, come nella fisiologia, che nel corpo e nell’essenza femminile è marcata e fondante (menarca, ciclo, gravidanza, parto, allattamento, menopausa).
Trasformazioni che il corpo maschile non conosce, ma di cui lo spirito può invece fare esperienza in vista dell’evoluzione animus/anima.

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